" ...Zen non è interessato alle teorie sulla
l'illuminazione, vuole la vera cosa. Così grida, provoca e
rimproveri, senza mai entrare nella cattiveria. Tutto ciò che vuole
fare è di obbligare lo studente ad superare la barriera delle
parole. Le menti devono essere catapultati dalle loro catene verbali
in un nuovo modo di catturare il significato ..."
Huston Smith

Storie ZEN
Gli insegnanti di Zen abituano i loro
giovani allievi a esprimersi. Due templi Zen avevano ciascuno un
bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi
bambini, andando a comprare le verdure, incontrava l’altro per la
strada. "Dove vai?" domandò il primo. "Vado dove vanno i miei piedi"
rispose l’altro. Questa risposta lasciò confuso il primo bambino,
che andò a chiedere aiuto al suo maestro. "Quando domattina
incontrerai quel bambino" gli disse l’insegnante "fagli la stessa
domanda. Lui ti darà la stessa risposta, e allora tu domandagli:
"Fa’ conto di non avere i piedi: dove vai, in quel caso?". Questo lo
sistemerà. La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo. "Dove
vai?" domandò il primo bambino. "Vado dove soffia il vento" rispose
l’altro. Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato, e andò a
raccontare al maestro la propria sconfitta. "E tu domandagli dove va
se non c’è vento" gli consigliò il maestro. Il giorno dopo i ragazzi
si incontrarono per la terza volta. "Dove vai ?" domandò il primo
bambino. "Vado al mercato a comprare le verdure" rispose l’altro.
Nan-in,
un Maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la
visita di un professore universitario che era andato da lui per
interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il te. Colmò la tazza del suo
ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il
te, poi non riuscì più a contenersi. "E’ ricolma. Non ce n’entra
più!". "Come questa tazza" disse Nan-in "tu sei ricolmo delle tue
opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo zen, se prima non
vuoti la tua tazza ?".
Il
grande santo buddhista Nagarjuna andava in giro tutto nudo, con solo
il perizoma e, paradossalmente, una ciotola dorata per raccogliere
l’elemosina, dono del re che era suo discepolo. Una sera stava per
mettersi a dormire, fra le rovine di un antico monastero, quando si
accorse che un ladro lo stava spiando da dietro una colonna. "Tieni,
prendila", disse Nagarjuna, porgendogli la ciotola. "Così non mi
verrai a disturbare quando sarò addormentato". Il ladro arraffò la
ciotola e fuggì via, per ritornare però il mattino seguente con la
ciotola e una richiesta: "Quando ieri sera mi hai regalato questa
ciotola con tanta generosità, mi hai fatto sentire molto povero.
Insegnami come fai a procurarti la ricchezza che ti permette di
avere questo sereno distacco dalle cose".
Ikkyu,
il maestro di Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo
insegnante aveva una preziosa tazza da tè, un oggetto antico e raro.
Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato.
Sentendo i passi dell’insegnante, nascose i cocci della tazza dietro
la schiena. Quando comparve il maestro, Ikkyu gli domandò: "Perché
le gente deve morire?" "Questo è naturale" spiegò il vecchio. "Ogni
cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato."
Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: "Per la tua tazza era venuto
il tempo di morire".
Un
giovane andò da un maestro e gli chiese: "Quanto tempo potrò
impiegare per raggiungere l’illuminazione?" Rispose il maestro:
"Dieci anni". Il giovane era sbalordito. "Così tanto?" domandò
incredulo. Replicò l’altro: "No, mi sono sbagliato, ci vorranno
venti anni". Il giovane chiese: " Perché hai raddoppiato la cifra?"
Allora il maestro spiegò: "Adesso che ci penso, nel tuo caso ce ne
vorranno probabilmente trenta".
Un uomo
perse il suo anello più prezioso; cercò ovunque per ritrovarlo, ma
nonostante la sua fatica non ci riuscì. Si sedette su una pietra,
disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione.
Come al solito il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del
padrone. Il vicino di casa lo salutò come ogni sera. Gli amici gli
fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono
alcuni. La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a
casa esattamente come accadeva sempre. La giornata si concluse nella
pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell'anello
perseguitava ancora l'uomo, il quale però pensò: "nessuno si è
accorto che ho perso l'anello, tutti si sono comportati con me come
sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me
stesso?". Fu così che si addormentò sereno.
Il
maestro Tanzan era in viaggio con il suo allievo Ekido lungo una
strada fangosa. Ad un certo punto incontrarono una bella ragazza in
kimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare quella melma,
senza rovinare il suo bel vestito. Senza problemi, Tanzan la prese
in braccio e la trasportò sull’altro lato della strada. Ekido rimase
pensieroso per tutto il giorno. Alla sera, non resistendo più,
chiese apertamente al maestro: "Noi monaci non avviciniamo le donne,
è pericoloso. Perché l’hai fatto?" Tanzan rispose: "Io quella
ragazza l’ho lasciata laggiù. Tu la stai ancora portando con te" Non
cercare di seguire le orme dei saggi. Cerca ciò che essi cercavano.
... Ti
sei
svegliato prima dell'alba, ma il tuo nemico non l'hai trovato.
Quando il sole era basso hai attraversato tutta la pianura, ma il
tuo nemico non l'hai trovato. Mentre il sole era alto nel cielo hai
cercato tra le piante di tutta la foresta, ma il tuo nemico non
l'hai trovato. Il sole era rosso nel cielo mentre tu cercavi sulla
cima di tutte le colline, ma il tuo nemico non l'hai trovato. Ora
sei stanco e ti riposi sulla riva di un ruscello, guardi nell'acqua
ed ecco il tuo nemico: l'hai trovato...